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5 miti sugli ETF

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5 miti sugli ETF

Sono di certo una delle soluzioni di investimento migliori, ne parliamo spesso, sveliamo in questo articolo 5 falsi miti sugli ETF.

Tanto si diffonde uno strumento, una notizia, un prodotto, insomma più aumenta il buz intorno più si rischia di incorrere non solo in fake news, ma spesso in vere e proprie favole.

Scopriamo dunque quelli che sono i 5 miti più frequenti che mi capita di sentire sugli ETF.

Mito numero 1: non seguono solo le azioni

Primo mito da sfatare dei 5 miti sugli ETF è proprio questo.

Può sembrare scontato a chi ha già una conoscenza di base di questi strumenti, ma gli ETF non seguono solo le azioni.

Seguono obbligazioni, commodities e anche valute e se poi vogliamo essere precisi anche in cripto valute.

L’errore può derivare dal fatto che i primi ETF erano fondi azionari e di conseguenza seguivano indici azionari, nello specifico lo S&P 500.

Sempre, poi, ad indurre in errore è che ancora oggi la maggior parte della stampa si concentra sugli ETF azionari.

Infine come riporta Blck Rock nel 2018, su 4,5 trilioni di dollari investiti in ETF in tutto il mondo,3,6 trilioni sono investiti in ETF azionari.

Ma come potete vedere nell’immagine nel tempo il settore si è molto ingrandito.

Mito numero 2: non sono fatti di derivati

L’ho già spiegato altrove, ma come si dice, repetita iuvant.

Gli ETF non sono fatti derivati.

Questi sono presenti solo sugli ETF sintetici, ma questa componente deve essere per legge coperta, ossia c’è una tutela al rischio se lo strumento investe in derivati.

Quindi potete stare più tranquilli ora.

In più se tranquilli proprio non riuscite a stare potete o acquistare solo quelli a replica fisica o voi stessi potete adottare specifiche strategia di copertura.

Mito numero 3: i fondi passivi non distruggono i mercati efficienti

La stragrande maggioranza degli ETF è passiva, essi replicano tutte le componenti di un indice.

Un ETF sullo S&P 500 investe in tutte le 500 società dell’indice.

L’idea alla base dei mercati efficienti è che i corsi azionari dovrebbero sempre riflettere accuratamente tutte le informazioni su un’azienda in un determinato momento.

Molti detrattori dei fondi passivi affermano che i mercati perderanno la loro efficienza quando saranno dominati solo da fondi passivi.

Inoltre condannano questi strumenti poiché essendo passivi non c’è nessuno che controlla le aziende, le valuta, confronta le informazioni e solo poi decide di investire.

In realtà le azioni che si quotano su di un indice, che abbiamo detto l’ETF replica, per essere ammesse alla quotazione su mercati regolamentati devono rispettare stringenti criteri.

Così, in questo caso, la differenza la fa la scelta del giusto ETF.

In più, sfatando il mito, è vero il contrario: i fondi attivi rappresentano ancora una quota complessiva di mercato maggiore rispetto ai fondi passivi.

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Entrambi i settori sono, come possiamo notare anche dall’immagine successiva, ugualmente fiorenti.

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D’altra parte se è possibile che i fondi passivi possano investire ciecamente in tutto il mercato e creare anomalie di prezzo, ci sono, al tempo stesso, molti attivi investitori e gestori là fuori che possono intervenire per sfruttare tali anomalie.

Se le anomalie vengono scambiate rapidamente, il mercato è efficiente.

I fondi passivi sono da molti utilizzati in realtà in modo attivo.

In altre parole, un investitore potrebbe decidere di investire su uno specifico mercato, ad esempio in Europa e in Giappone, ma non nel mercato USA.

Questa è  o no una decisione di investimento attiva che può essere implementata utilizzando gli ETF?

Passiamo al quarto mito dei nostri 5 miti sugli ETF.

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Mito numero 4: gli ETF riducono in parte la concorrenza dell’economia 

Legato in parte al precedente e forse quello dalla risposta ancora incerta, diversi accademici e grandi istituti finanziari stanno attualmente valutando questa possibilità.

Non è infatti escluso che potrebbero ridurla e in alcuni mercati ciò è già avvenuto, ma su altri invece si è verificato il contrario.

L’e argomentazioni a supporto di questo mito sostengono che i grandi ETF passivi non incoraggeranno la concorrenza tra le società in un indice perché l’ETF non trarrà mai vantaggio dalla concorrenza.

Ipotizzate che avete 4 aziende di cellulari.

Tutte e 4 sono inserite nello stesso ETF.

Le 4 aziende nella vita economica iniziano a combattere una guerra dei prezzi.

Dopo un paio d’anni, il la compagnia 1 emerge vincitrice sulle altre.

La compagnia 2 e 3 colpite pesantemente continuano a competere tra loro, l’azienda 4 ha perso e attualmente si sta dedicando a produrre stampanti.

L’ETF passivo beneficia del possesso di azioni dell’azienda 1, ma soffre anche del possesso di azioni dell’azienda 2- 3 e ancora di più della 4.

Pertanto la concorrenza non ha creato valore per nessun ETF che ha investito nell’indice che conteneva le tre compagnie, al massimo l’ha replicata, che poi è quello per cui esiste.

Tuttavia, anche se i fondi passivi stanno riducendo la concorrenza in alcuni mercati, stanno anche facendo del bene essendo investitori a lungo termine.

Gli ETF passivi rimangono investiti in società anno dopo anno, mentre molti fondi attivi acquistano e vendono regolarmente.

Il breve termine dei fondi attivi probabilmente non è nel migliore interesse delle società in cui investono i fondi.

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Mito numero 5: non contano solo i costi

Va bene che sono economici, ma focalizzarsi solo su questa componente può essere un errore.

Per fortuna, e lo conferma anche Vanguard su una sua ricerca in profondità su oltre 400 investitori in tutta Europa, noi italiani non ci lasciamo attirare solo dai costi.

In questo battendo tedeschi, svizzeri e anche inglesi.

Focalizzarsi infatti solo sul costo, il TER – Total Expense Ratio può molto spesso indurci in errore e cosa ancor peggiore rovinare la nostra strategia complessiva di investimento e di allocazione di patrimonio.

Come potete infatti osservare in figura sono altre le variabili da tenere in considerazione: liquidità del sottostante, spread.

A questo mi sento di aggiungere di tenere in considerazione anche la capitalizzazione dell’ETF e il suo tracking error.

5 miti sugli etf

5 miti sugli ETF: sfatati

Questi erano 5 miti sugli ETF che frequentemente possono indurre in errore e condurre a scelte sbagliate.

Sicuramente nel tempo ne sentiremo e ne vedremo, purtroppo, molti altri, perciò non smettete mai di informarvi e affidarvi ad esperti e fonti attendibili.

Voi eravate a conoscenza di questi miti?

Se ne conoscete o avete il dubbio su altri scriveteci qui nei commenti.

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Alessandro Moretti

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