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Il PNRR spiegato in 2 semplici punti

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PNRR

Se ne parla tanto, ma forse ancora in pochi sanno che cos’è il PNRR.

In questo articolo, scopriamo cos’è il PNRR in 2 semplici punti e le missioni di cui più si parla.

Che cos’è il PNRR?

Il PNRR è parte del NGEU- Next Generation EU e consiste in una serie di misure volte ad aiutare gli Stati europei a riprendersi dalla crisi pandemica da Covid-19. PNRR, in particolare, significa Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Le misure del PNRR sono 6 e pari ad un investimento dell’Europa di 672,5 miliardi di euro. Di questi, 312,5 miliardi andranno in sovvenzioni, mentre i restanti 360 miliardi consisteranno in prestiti a tassi agevolati.

Il PNRR, in sintesi, durerà 6 anni, dal 2021 al 2026, e sarà una grande occasione per arginare le problematiche strutturali italiane e puntare alla ripresa dell’Italia.

Le 6 missioni del PNRR, in sintesi, sono le seguenti:

  1. Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo
  2. Rivoluzione verde e transizione ecologica
  3. Infrastrutture per una mobilità sostenibile
  4. Istruzione e Ricerca
  5. Inclusione e Coesione
  6. Salute

Il nostro Paese per poter ottenere i finanziamenti, perché d’altronde di questo si tratta, ha presentato alla Commissione il piano Italia Domani per un valore totale di 222,1 miliardi. PNRR in sintesi

Resta da capire chi è chiamato ad allocare le risorse per l’attuazione dei progetti volti a costruire la Next Generation Italia.

Chi decide come si spendono i soldi del Piano?

Sono più di 558 i progetti presentati ai singoli ministeri per spendere i soldi del PNRR.

Ma chi decide come si spendono i soldi del PNRR?

Sarà il governo a dover decidere come allocare tra i diversi ministeri, Regioni e Comuni i soldi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e cercare di garantire che i progetti vengano effettivamente realizzati.

Il Ministero del Tesoro concretamente assegnerà le singole tranche di finanziamenti interfacciandosi di volta in volta con le diverse parti più interessate al progetto, ministri ed enti locali.

Sono due le motivazioni per cui non dovremmo sprecare quest’occasione.

La prima riguarda la crescita del nostro Paese: forse potrebbe essere l’unico modo per tornare a crescere e riguadagnare terreno nello scenario globale e non andare incontro ad una stagnazione patologica e senza cura.

La seconda motivazione, forse un po’ più concreta, è la seguente.

Se non saremo in grado di spendere bene questa prima tranche di fondi, non potremo vedere l’arrivo della seconda. E dovremo ridare indietro parte di quanto ricevuto.

In ogni caso, al fine di agevolare la ripresa dell’Italia, alcune delle risorse saranno spese in maniera automatica dal governo, che le userà per le agevolazioni fiscali alle imprese, secondo il piano sulla Transizione 4.0, per investimenti nella tecnologia e come sostegno all’export.

Ciò che emerge dal testo del PNRR, e che rimane tra le misure su cui più si discute, è la forte attenzione alla digitalizzazione al Sud.

Importanza è data anche alla sostenibilità degli interventi, che dovranno infatti essere DNSH (Do No Significant Harm): non arrecare nessun danno significativo all’ambiente.

Non a caso, i piani devono racchiudere progetti che per il 37% delle risorse concorrano a realizzare la transizione ecologica.

Nell’immagine in basso i 3 assi strategici del PNRR:

PNRR

Verso le sorti del Sud Italia l’attenzione è alta, tanto che da altre Regioni più settentrionali non sono mancate riflessioni relative alla allocazione di eventuali risorse che di fatto non verrebbero erogate, nel caso mancassero progetti al Sud.

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Davvero il PNRR può capovolgere le sorti del Sud Italia?

Potrebbe, come no. Di certo non possiamo rispondere noi.

Secondo il PNRR, il 40% dei fondi dovranno dirigersi verso il Sud d’Italia. In sintesi, al Mezzogiorno spetteranno 81,55 miliardi di euro fra prestiti e sovvenzioni.

Le misure del PNRR dovranno così essere distribuite anche tenendo conto dell’impatto diretto che potrebbero avere sui territori del Sud Italia. In ogni caso, i progetti destinati al Sud riceveranno priorità.

Ma come potrà il Piano di Ripresa e Resilienza capovolgere le sorti del Sud Italia?

Una prima mossa consiste nella rivalorizzazione dei beni confiscati alle mafie e nella costruzione dell’alta velocità verso il Sud.

Tra le altre misure, emergono interventi su reti idriche, per impianti di manutenzione rifiuti e impianti di economia circolare.

Secondo le stime del Governo, se la roadmap tracciata venisse seguita, già nel 2022 la crescita economica risulterà sostanzialmente allineata tra Centro Nord e Sud (rispettivamente +4,2% e +4%).

Una ripresa non scontata e che senza tali risorse sicuramente non sarebbe stata minimamente immaginabile.

Eppure, e sta qui il problema, secondo quanto scrive L’Espresso, potrebbero mancare i progetti. E questo porterebbe ad una perdita stimata di 1 miliardo.

Che cos’è il cloud nazionale finanziato dal PNRR?

Tra le misure di maggior valore del PNRR per la ripresa dell’Italia vi sono quelle destinate ad una maggiore diffusione del Cloud.

Destinatarie principali saranno le Pubbliche Amministrazioni al fine di arrivare a costruire ambienti cloud certificati che garantiscano protezione e sicurezza dei dati sensibili.

In sostanza, il fine ultimo è quello di costruire una maggiore comunicazione tra le diverse amministrazioni.

Per il 2022, si stima che i finanziamenti saranno di circa 23 milioni e volti ad attuare un piano strategico che si articolerà secondo 3 vettori:

  • Classificare i dati della PA e ridurre rischi sistemici e di sicurezza
  • Semplidicare e regolamentare l’acquisizione dei servizi cloud dalle amministrazioni
  • Costituire il PSN, ossia il Polo Strategico Nazionale, che offra alle PA tecnologie e infrastrutture cloud sicure e indipendenti

Al di là delle promesse, se davvero tutto ciò si dovesse riuscire ad attuare, si potrebbe finalmente parlare di un Next Generation Italia.

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Quale sarà il più grande ostacolo all’attuazione del PNRR?

L’ostacolo principale al PNRR, fino a qualche mese fa, consisteva nel riuscire ad ottenere i finanziamenti iniziali.

Ora la sfida principale è garantire che quanto messo su carta diventi reale.

Si tratta di un piano unico per la ripresa dell’Italia e in grado di farci recuperare terreno.

Senza dubbio, al di là della priorità dei progetti, prima ricominciamo a crescere e più ci saranno tempo e soldi per finanziare anche i progetti per ora temporaneamente sospesi.

Noi non vediamo l’ora di una Next Generation Italia!

Alessandro Moretti

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