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Derivati: cosa sono e perché sono rischiosi

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I Derivati, cosa sono e perché sono rischiosi?

Tanto sono semplici da capire quanto poi sono rischiosi, stiamo parlando dei derivati.

Ma cosa sono?

E perché sono così rischiosi?

Che cosa sono i derivati in economia

I derivati sono strumenti finanziari che sono composti da due elementi.

Sono chiamati derivati proprio perché il loro valore deriva dall’attività del sottostante o dal verificarsi di un evento futuro che si può misurare.

Il sottostante si chiama underlying asset e può, come abbiamo detto, essere un evento o un’elemento come caffè, petrolio, oro, in questo primo caso si parla di derivati reali o commodity.

Abbiamo poi un’altra categoria di derivati, i derivati finanziari, in questo caso l’underlying, il sottostante è un indice o un altro asset finanziario.

In questo secondo caso ad esempio, e qui capirete fin da ora la rischiosità dello strumento, il sottostante può essere anche un titolo di debito.

Sono derivati i CFD, le opzioni binarie, i futures, gli swap, di alcuni ne abbiamo parlato anche su altri canali e degli altri sicuramente avremo modo di parlarne in futuro. cosa sono derivati

Derivati: perché sono rischiosi

I derivati, per la loro natura di essere strumenti costruiti su di un altro elemento, sono molto spesso poco trasparenti nella loro composizione.

Ciò comporta un primo elemento di rischio.

Seconda componente di rischio è che essi in molti casi finiscono per essere scommesse sull’andamento di un particolare sottostante.

Così chi è poco esperto o non bene preparato rischia di investire in titoli tossici o di perdere il proprio capitale.

Pensate che esistono derivati il cui valore deriva dalle precipitazioni meteorologiche o dalla quantità di neve caduta su una particolare zona.

Uno degli aspetti più critici dei derivati è così nel definire in maniera precisa il loro valore o una stima di esso.

Per definire il valore di un derivato sono necessarie, in alcuni casi, diverse analisi, per semplificare possiamo dire che esso varia in base all’andamento del suo sottostante attraverso un rapporto che si può misurare con una funzione matematica.

A cosa servono e perché non tutti sono rischiosi

C’è da dire che non tutti i derivati sono rischiosi, per capire il perché di tale affermazione dobbiamo capire meglio per cosa si usano i derivati.

Come molte cose, sono sbagliate non tanto nella loro natura, ma per l’uso, spesso sconsiderato, che se ne fa.

I derivati servono e hanno 3 finalità principali:

  • copertura
  • speculazione
  • arbitraggio

Il primo uso e fine dei derivati è forse quello che riabilita questi strumenti molto spesso demonizzati.

Si parla di copertura o hedging quando i derivati vengono utilizzati proprio per coprire, proteggere una determinata posizione od operazione da eventuali elementi di rischio finanziario.

In questo caso il derivato serve per mettersi al riparo da eventuali cambiamenti indesiderati dei prezzi di mercato, come ad esempio quello dei prezzi di cambio.

Usando un prodotto derivato si cerca così di bilanciare le perdite o i guadagni di una posizione bilanciandola con i guadagni o le perdite di un’altra.

Gli altri due usi per investire in derivati

La seconda finalità, il secondo uso che si fa dei derivati è invece quello a più elevata componente di rischio.

L’attività di speculazione consiste proprio nell’assumersi un rischio elevato per averne di ritorno, però, un profitto più elevato.

In questa attività molto utilizzato è l’effetto leva e maggiore non è solo il rischio di insolvenza, ma anche quello di fallimento.

Lo approfondiamo poco più avanti con un breve esempio.

L’ultima finalità dei derivati è quella di arbitraggio, in quest’ultimo caso si cerca di sfruttare il disallineamento tra il prezzo del derivato e il sottostante, che invece coinciderebbero al momento della scadenza del derivato.

In questo modo si cerca di guadagnare sul fatto che una componente è momentaneamente sottovalutata e un’altra sopravvalutata.

Questo terzo uso, al contrario del secondo, presenta così un guadagno con una componente quasi priva di rischio.

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La differenza tra derivati ed azioni

Per comprendere la differenza che esiste tra derivati ed azioni focalizziamoci sulla finalità di speculazione per cui i due strumenti sono spesso utilizzati.

Facciamo un esempio.

Un investitore potrebbe aspettarsi che il prezzo del cioccolato salga molto tra un mese e così specula sul rialzo e non mette neanche in atto azioni per proteggersi, se poi effettivamente il cioccolato continua a costare uguale, o peggio, meno.

Quindi il nostro investitore firma un contratto che lo impegna tra un mese a comprare il cioccolato ad un certo prezzo versando ora una piccola parte di quell’importo.

Se tra un mese il cioccolato sarà aumentato il nostro investitore farà un affare.

Se lui si sarà impegnato un mese prima a comprare, ad esempio, a 1.000 euro versando anticipatamente solo 100 euro e dopo un mese il cioccolato si è rialzato del 10%, insomma a chi non piace il cioccolato, allora il nostro investitore potrà rivendere subito il suo cioccolato comprato a 1.000 per 1.100 euro, con un guadagno di 100 euro e avendo impegnato solo 100 euro per quel periodo.

Come funzionano: il caso opposto

Ma se il cioccolato invece dopo un mese diminuisse il suo prezzo?

cosa sono derivati

Chiaramente il nostro investitore perderebbe parte dei suoi soldi.

Dovrebbe comprare a 1.000 euro un prodotto che nel frattempo è venuto a costarne 800.

Inoltre, nel frattempo è possibile che gli risulti anche più difficile venderlo.

In questo possiamo così notare la grande differenza con le azioni.

Certo, anche in esse vi è una componente di rischio da tenere in conto, per questo se dovete investire e fare trading fatelo sempre tenendone conto.

Ma tornando a noi, investendo ad esempio 1.000 euro in azioni, rischiate nel caso peggiore di perdere 1.000 euro.

Nel caso dei derivati rischiate di dover versare i 1.000 euro e di dover poi rivendere ad 800 euro.

Dunque con le azioni si rischia di perdere solo l’importo versato, se ti stai chiedendo come funzionano le azioni invece.

Nei derivati si rischia di perdere quanto versato, perché devi pagare la controparte, quindi i 1.000 euro li perdi, ma poi rivendendo il sottostante acquistato, il nostro cioccolato amaro, si otterrebbero in cambio solo 800 euro.

Chi dunque ha speculato potrebbe non trovarsi i soldi da versare, e neanche farvi fronte rivendendo il sottostante, un rischio, capite bene, molto più alto e che potrebbe portarlo anche al fallimento.

Dove si scambiano

I derivati possono essere negoziati sia sulla Borsa sia su mercati OTC Over The Counter, che hanno maggiore rischio.

Il mercato dove si scambiano derivati in Italia è l’IDEM che altro non è che l’acronimo di Italian Derivative Market, gestito da Borsa Italiana.

Mi raccomando, i derivati sono dei prodotti molto complessi e insidiosi.

Sono indicati non solo per investitori molto esperti, ma che possono avere anche ottime coperture.

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Investire in derivati

I derivati sono dunque: futures, opzioni, swap, warrant, e certificati – CFD, se per investire in certificati trovate molti altri contenuti qui sul sito, come è possibile investire in derivati?

Investire in derivati richiede prima di tutto di conoscere i prodotti, e molto bene lo specifico prodotto in cui si vuole investire.

Mi raccomando, ve lo diciamo noi, l’emittente e anche Consob: si tratta di operazioni complesse perciò è fortemente sconsigliato e non adatto a singoli investitori.

Prima di investire in derivati optate per soluzioni più convenienti.

Intanto se siete curiosi di capire come investire in derivati è molto facile.

Sul vostro broker, dimostrando di possedere i requisti per investire, come vedete in questo caso non li possediamo, potete procedere alla scelta e alla compravendita del vostro derivato.

Investire in derivati perciò non è dissimile dall’investire in azioni o certificati, almeno teoricamente nel funzionamento, sullo strumento vi ripetiamo, a costo di risultare pedanti e noiosi, non proseguite.

Rischiare non vi rende più “interessanti”, ma solo più sciocchi.

Investire in derivati, un caso pratico

In questo caso stiamo procedendo all’acquisto di un minifuture sul Dax.

I derivati prevedono la marginatura in maniera intrinseca, quindi quando dovete investire in derivati dovete considerare anche questa variabile che potrebbe variare un po’ il prezzo.

Questo in analisi si chiama un minifutures sul DAX.

I minifutures hanno una barriera, detto Stop Loss, che, evitando la marginazione, anticipa la valenza del prodotto e riduce le perdite cui, in sua assenza, si andrebbe incontro.

Come detto e ribadito sono prodotti complessi, prima di investire in derivati studiate, studiate, allocate il capitale giusto e cercate strumenti più convenienti e di più facile utilizzo e realizzo.

cosa sono derivati

Vi siete mai scoperti ad investire in derivati come opzioni senza sapere che lo fossero?

Alessandro Moretti

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