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Skyscraper Indicator, l’indice per prevedere le crisi?

20 Maggio 2020

Esiste un indice per prevedere le crisi?

Se tutti si chiedono se esista un indicatore che forse più di altri possa ridurre le perdite da cigni neri o contrazioni economiche, che ne esista già uno?

Tra indicatori e guru della finanza, cui anche noi guardiamo con stima e ammirazione per la loro abilità di saper cogliere le opportunità di mercato, Buffett, o proteggersene, Eisman, è possibile che la crisi fosse previdibile?

Se state pensando che ci riferiamo al VIX, siamo contenti di deludervi, non è quello!

Lo Skyscraper Indicator

In finanza, come sappiamo si usano specifici indicatori di sentiment, il Vix per esempio, ma c’è un indice che desta interesse.

Certo si tratta sicuramente di una semplice coincidenza, ma è interessante notare come in diverse occasioni si è avvicinato nel cogliere le inversioni dell’andamento economico.

Stiamo parlando dello Skyscraper Indicator.

Questo indicatore fu proposto per la prima volta da un analista immobiliare, Andrew Lawrence nel 1999.

Egli dimostrò come gli edifici più alti del mondo nascono proprio anticipando le grandi crisi o recessioni economiche.

Vi sarebbe così una correlazione tra cicli economici e grattacieli?

Le potenziali prove di come l’indice può prevedere le crisi

Il modello dello Skyscraper index è stato confermato anche nel caso di altre due crisi recenti, quella del 2000 e la crisi del 2007-2008.

Ma ci sono altre prove nel passato che potrebbero renderlo il nuovo indice immancabile da monitorare per prevedere una crisi?

Vediamo alcune particolari coincidenze che potrebbe indurci a pensare che l’indice può prevedere le crisi.

Il primo esempio si ha nel panico del 1907 quando a New York vennero completati due edifici con altezza record:la Metropolitan Life Insurance Company Tower ed il Singer Building.

Furono lanciati prima della crisi e poi a causa di essi completati solo negli anni successivi.

La Met Tower è rimasta l’edificio più alto del mondo fino al 1913.

Altra pseudo-prova?

L’Empire State Building e il Chrysler Building  vennero realizzati poco prima del crollo del 1929.

 Altri esempi?

Il World Trade Center aprì durante il crollo del 1973 e le torri gemelle sono rimaste tra i grattacieli più alti del mondo fino al tragico 11 settembre.

Ultima prova?

Le Petronas Twin Towers malesi sono state aperte anch’esse alla vigilia di un importante crisi: quella asiatica del 1997.

Le Petronas hanno mantenuto il loro record di altezza per quasi cinque anni, e poi?

Fino appunto alla nuova crisi delle dotcom in corrispondenza questa volta con l’apertura del Taipei 101, oggi il quinto grattacielo più alto del mondo.

Se non siete ancora abbastanza allettati all’idea pensate che il famoso Burj Khalifa, a Dubai, e lo Shanghai World Financial Center, a Shanghai, sono stati inagurati quasi in contemporanea con la crisi finanziaria del 2008.

skyscraper

Ma davvero l’indice Skyscraper può prevedere crisi?

Ma quanto lo Skyscraper è un indice in grado di prevedere le crisi?

Visti i legami e le coincidenze finora analizzate sembra davvero che tale indice possa prevedere le crisi, ma è così o semplicemente pura causalità?

Lawrence ha voluto usare l’indicatore non tanto come predizione dell’andamento della richezza e forza di un Paese come piuttosto preannuncio di una crisi economica.

Ma è vero?

Primo la ricchezza viene misurata in modi diversi dai diversi paesi, nonostante i sistemi di standardizzazione.

Misurare il PIL o GDP  e il PIL a parità di potere d’acquisto cambia già i risultati.

Correlazione non implica causalità.

Se pensate che possa l’indice può essere buono e prevedere le crisi ci dispiace deludervi, ma no, non è così.

Secondo la statistica rovina spesso tutto o quasi.

Uno studio recente ( Barr,Mizrach, Mundra, K. (2015). “Altezza del grattacielo e ciclo economico: separare il mito dalla realtà”. Economia applicata.) ha scoperto che l’altezza delle costruzioni più che indice di recessioni o dell’andamento economico è un indice che può rispecchiare l’andamento del PIL ed in genere da un trend di crescita dell’economia.

La correlazione con il PIL o il GDP indica che una nazione sta crescendo e se cresce, investe, ma collegarla ad un indice che prevede le crisi forse è eccessivo, o no?

Se voi avete invece più interesse a come evitare la crisi per i vostri soldi vi invito a leggere: come investire anche in tempo di crisi.

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L’indice Skyscraper poteva prevedere la crisi di oggi?

Di certo il collegamento tra l’indice può farci ipotizzare che in parte può prevedere le crisi.

Se il collegamento con la ricchezza è fuori di dubbio vediamo un dato che un po’ ci mette i brividi.

Nel 2019, ben 126 edifici oltre i 200 metri sono stati completati in tutto il mondo secondo il Council on Tall Buildings and Urban Habitat.

Proprio i paesi asiatici hanno guidato la costruzione di grattacieli negli ultimi anni.

La Cina è ai vertici della classifica negli ultimi 24 anni e quindi il fatto che la crisi sia originata da lì rende questo indice per prevedere le crisi ancora più interessante.

Per il quarto anno di seguito, la città di Shenzhen ha registrato la chiusa di cantieri per un pari a oltre 200 metri di grattacieli.

Ha superato anche gli Stati Uniti per il 2019 che si devono accontentare del secondo posto.

Qui intanto I rischi maggiori per l’economia post coronavirus.

Pensate che a novembre, in prossimità quindi con i primi casi di coronavirus cinese il Financial Times titolava: China’s skyscraper boom comes down to earth (Il boom dei grattacieli della Cina sta tornando sulla terra).

Questo il podio che segnava a fine 2019 l’indice Skyscraper, la Cina prima come detto.

Certo noi preferiamo continuare affidarci per questo abbiamo formulato un Back Swan Indicator in grado di monitorare le crisi, lo trovate nei nostri portafogli efficienti. Infographic: Skyscraper Construction: Nobody Comes Close To China | Statista

 

Che ne pensate di questo indice Skyscraper può davvero prevedere le crisi?

Fatemi sapere cosa ne pensate e quale indice ritenete più affidabile per prevedere le crisi qui nei commenti.

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Alessandro Moretti

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