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Le obbligazioni: cosa sono e come funzionano (per principianti)

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obbligazioni

Cosa sono le obbligazioni, come funzionano e per quale tipo di investitore sono più adatte?

Non tutti gli strumenti sono infatti adatti a tutti. 

Quando si fanno investimenti di qualsiasi tipo, per prima cosa bisogna definire gli obiettivi che vogliamo raggiungere e poi lo strumento.

Se voglio trovare un lavoro che abbia a che fare con le macchine mi iscriverò a ingegneria, non a veterinaria.

Allo stesso modo, a seconda dell’obiettivo di investimento, dobbiamo conoscere quale strumento adottare per raggiungerlo, per questo è bene capire e conoscere i diversi strumenti finanziari e le loro sfumature.

In questo articolo approfondiremo perciò cosa sono le obbligazioni e quando investire in questo strumento.

Molti agli inizi pensano che azioni e le obbligazioni siano la stessa cosa, sempre di strumenti emessi da un’azienda si tratta, ma in realtà non è così.

Scopriamo perciò cosa sono i titoli obbligazionari.

Cosa sono le obbligazioni

Le obbligazioni come le azioni sono emesse da un’azienda, ma sono diverse da queste nel funzionamento e nella ragione che spinge a ricorrere ad obbligazioni più che ad azioni.

Si tratta di una specie particolare di prestito che le aziende, ma anche le singole nazioni con i loro Titoli di Stato, richiedono.

Il prestito però non viene chiesto ad una banca, ma ad altri investitori che così prestano soldi ad un’azienda proprio come se fossero una banca.

Cosa sono i titoli obbligazionari se non veri e propri titoli di debito?

Le obbligazioni sono dunque strumenti finanziari antichissimi, pensate che risalgono agli antichi romani e sono arrivate fino a noi: addirittura Napoleone le regolamenta nel suo codice napoleonico.

Nelle obbligazioni si crea un legame, legatio appunto dal latino … va bene non complichiamo le cose che già la finanza è difficile, lasciamo perdere il latino!

Comunque nelle obbligazioni si crea un legame che appunto lega due parti che permettono all’obbligazione di funzionare.

Ma quali sono queste due parti?

Una parte è la persona o l’azienda che crea il debito, quindi il cosiddetto debitore o emittente.

Fate attenzione a questo termine.

Egli cerca infatti dei soldi per far crescere la propria attività.

Sa per esempio che può diventare, che ne so, leader del caffè ma le banche gli chiedono troppi interessi, e allora cosa fa?

Si rivolge a un altro interlocutore al di fuori del sistema bancario.

Chi è quest’altro interlocutore?

La persona o un altro soggetto che si fa carico di questo debito ovvero il creditore, che presta i soldi al debitore e quindi vi si lega.

Per questo cosa sono i titoli obbligazionari se non particolari contratti di prestito?

Il creditore quindi si ob-lega, da qui obbligazione, con il debitore perché giustamente vuole essere ripagato.

Vuole il suo credito (prestito) indietro ad una certa data che è la scadenza dell’obbligazione.

Ovviamente non è che l’investitore regali soldi così a caso, no?

Come abbiamo visto per le azioni, molto spesso un’azienda ha bisogno di soldi per crescere o rimanere sul mercato.

Potrebbero chiedere crediti alle banche, ma spesso sono costosi o richiedono criteri molto severi per l’accesso.

Il secondo modo potrebbe essere di emettere azioni, ma se già le hanno emesse può non essere la strada giusta, rimane così un terzo modo: emettere obbligazioni.

Come possono ottenere questi soldi? Ci sono tre modi principali.

Che cosa sono le obbligazioni: un tipo di obbligazione per ogni obiettivo

Ma cosa sono le obbligazioni?

Le obbligazioni sono titoli di debito che vengono emessi per finanziare le attività e possono essere di 3 tipi:

  • a cedola fissa
  • a cedola variabile
  • senza cedola

La cedola è dunque uno degli elementi principali che contraddistinguono i diversi tipi di obbligazione.

Consiste in un pagamento periodico di una certa somma di denaro e che ci verrà data da chi ha emesso l’obbligazione, come lo Stato o l’azienda.

Consiste insomma nell’interesse che l’azienda ci paga per avergli prestato i soldi, di solito si dice che un titolo stacca una cedola.

Come abbiamo visto i titoli possono avere una cedola fissa, variabile o essere senza cedola.

Vediamoli caso per caso al fine di capire meglio cosa sono le obbligazioni.

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La cedola fissa delle obbligazioni

Nel caso della cedola fissa il pagamento non cambia nel tempo, viene così deciso fin dall’inizio l’ammontare che verrà dato ai creditori (gli investitori), in cambio del prestito che questi hanno fatto all’azienda.

Il pagamento può essere periodico: trimestrale, semestrale, annuale.

Le obbligazioni hanno una scadenza predeterminata.

Quindi ogni contratto obbligazionario scadrà, ma cosa succede quando scade?

L’azienda, o il debitore in generale, restituirà i soldi versati inizialmente come prestito più l’ultima cedola.

La somma di denaro inizialmente prestata equivale al prezzo di emissione dell’obbligazione, e quindi al prezzo al quale l’investitore ha comprato l’obbligazione direttamente emessa dall’azienda.

Questo è lo schema di una obbligazione che paga una cedola annuale e che ha una scadenza dopo cinque anni:

Come possiamo vedere fino al quinto anno l’azienda o l’emittente paga una cedola fissa, l’interesse per il prestito, e l’ultimo anno paga l’ultima cedola e il capitale inizialmente prestato.

Che cosa sono le obbligazioni a cedola variabile

Come detto esistono diversi tipi di obbligazioni ma cosa sono le obbligazioni a cedola variabile e come funzionano?

Nelle obbligazioni a cedola variabile l’interesse da dare al creditore (la cedola), non viene definita nell’importo preciso, ma viene definita prendendo in considerazione delle variabili come il tasso Swap o l’Euribor.

La cedola perciò viene calcolata in base ad un tasso e per ogni periodo di pagamento, sarà proporzionale proprio ad uno di questi tassi.

Nel nostro intento di capire le obbligazioni, ovvero cosa sono e capire il rendimento di un’obbligazione è importante conoscere i due tassi appena menzionati.

Non ci metteremo a valutare i dettagli, per capire cosa sono le obbligazioni a voi basta ricordare che: tasso Swap di solito è usato per le cedole superiori a due anni, l’Euribor per cedole inferiori ai due anni.

Questo è uno schema di una obbligazione che stacca una cedola annuale variabile con scadenza dopo 5 anni.

Cosa si nota subito? E come influenza il rendimento delle obbligazioni …

Si nota subito come ogni periodo cedolare, ogni anno in questo caso, la cedola non è sempre dello stesso importo, ma ha un valore diverso perché il tasso alla quale fa riferimento cambia nel tempo.

Anche qui poi alla scadenza dell’obbligazione verrà restituito il capitale versato e l’ultima cedola calcolata sempre sul tasso di riferimento.

Di conseguenza il rendimento delle obbligazioni con cedola variabile dipende dall’andamento dei tassi sottostanti sopra menzionati.

Le obbligazioni senza cedola

Nel nostro percorso per capire in maniera semplice cosa sono le obbligazioni non ci resta che parlare di quelle senza cedola.

Si tratta di quei titoli che non pagano l’interesse periodicamente, ma si decide quanto sarà il capitale di rimborso.

Questo capitale di rimborso è l’ammontare totale di soldi che si pagherà alla scadenza dell’obbligazione ovvero il termine del contratto sottoscritto.

Per esempio, un emittente potrebbe decidere di restituire 110 euro per ogni 100 euro prestati.

Un esempio di titoli obbligazionari senza cedola sono i BOT italiani, Buoni Ordinari del Tesoro, che sono senza cedola e con scadenza di massimo un anno.

Riprendiamo un altro schema e notiamo come in questo caso il titolo per tutta la sua durata non stacca mai la cedola, non dà nessun rimborso durante l’intera durata, ma sono alla fine del periodo di prestito e scadenza dell’obbligazione.

Sulla nostra obbligazione presa ad esempio della durata di 5 anni, si avrà che per tutti e quattro gli anni non paga nulla, al quinto anno abbiamo la restituzione del prestito, il pagamento del prezzo di emissione più l’interesse maturato.

Il rendimento delle obbligazioni di questo tipo si ha pertanto solo a fine periodo e mantenendo il titolo fino alla fine.

Il rendimento delle obbligazioni emesse è dato in questo caso dallo scarto di emissione tra il prezzo di rimborso (PR) ed il prezzo di emissione (PE).

Altri tipi di rendimento con le obbligazioni si possono ottenere vendendole sul mercato, proprio come le azioni: a differenza delle azioni in questo caso la vendita comporta maggiori valutazioni e come sempre a seconda dello strumento è fondamentale la conoscenza.

A questa seconda possibilità si lega il famoso rischio di liquidità che dipedne dalla possibilità di poter acquistare e/o vendere sul mercato (secondario) il bond ad un prezzo “giusto” (fair).

La somma del prezzo di emissione e dell’interesse ci darà il prezzo di rimborso del titolo.

Normalmente la terza tipologia, la senza cedola, è usata da Stati, da banche e altri enti sovranazionali.

Le aziende invece preferiscono le due tipologie a cedola fissa o variabile.

Il tipo di obbligazioni: le sapete riconoscere

Il tipo di obbligazioni appena viste come si presentano sui mercati?

Sapreste riconoscere i 3 titoli presentati di seguito di che tipo di obbligazioni si trattano?

Questa sopra è facile da riconoscere, ma questa sotto meno:

E questa finale: di che tipo di obbligazione stiamo parlando?

Se non le avete riconosciute trovate la soluzione a fine articolo.

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La compravendita di obbligazioni

Cosa sono le obbligazioni lo abbiamo compreso, ma come possiamo acquistarle?

Un po’ come per le azioni ci sono 2 modi.

Il primo modo per acquistarle è quando si ha l’emissione ufficiale dall’emittente, Stato o azienda che sia.

Il secondo modo è l’acquisto sul mercato secondario, ed è la modalità più utilizzata perché aziende e Stati non emettono obbligazioni tutti i giorni.

Ma cosa vuol dire mercato secondario?

Significa che un investitore che per diverse ragioni non vuole o non può più tenere un’obbligazione, e rivuole indietro i suoi soldi, non può richiedere all’emittente la restituzione perché esiste un contratto che implica la restituzione dei soldi, per esempio, dopo 5 anni o alla scadenza del periodo fissato per la validità del titolo.

A questo punto l’investitore che ha bisogno dei suoi soldi, ha come opzione quella di vendere le sue obbligazioni sul mercato secondario: le vende ad altri investitori che sono interessati ad averle.

Questo scambio può avvenire sulla borsa valori.

Sul mercato secondario però il prezzo delle obbligazioni fluttua, perché ci sono investitori che comprano e vendono, esistono però formule matematiche che permettono di calcolare questo prezzo.

Questo specialmente per le obbligazioni a tasso fisso perché il rendimento può essere calcolato in maniera precisa.

In questo articolo evitiamo di presentare le formule matematiche sottostanti a questi scambi perché ci preme più spiegarvi quando e come investire in obbligazioni.

Ci teniamo però a spiegarvi le 3 variabili alla base della formula, sono infatti importanti per scegliere un’obbligazione.

Le 3 variabili per calcolare il prezzo di un’obbligazione 

La formula per calcolare il prezzo di un’obbligazione contiene 3 variabili.

La prima è il tasso di interesse di mercato, legato al tasso di interesse della Banca Centrale.

La seconda variabile è il rischio dell’azienda che emette l’obbligazione.

Mentre la terza è il tempo.

Ma come possono influenzare il prezzo sul mercato?

Nel momento in cui abbiamo dei tassi di interesse della Banca Centrale in aumento, il prezzo delle obbligazioni tenderà a diminuire.

Se invece il tasso di interesse della Banca Centrale diminuisce allora il prezzo dell’obbligazione tenderà ad aumentare sul mercato secondario.

Un investimento in obbligazioni in periodi di tassi bassi delle Banche centrali e con la possibilità di rialzo molto alte, è un investimento che potrebbe portare a delle perdite abbastanza consistenti.

Questo perché i tassi bassi hanno portato il prezzo delle obbligazioni su prezzi molto alti e la prospettiva di rialzo degli stessi tassi, potrebbe portare il prezzo delle obbligazioni a crollare e così anche il nostro portafoglio.

Il secondo fattore che fa muovere il prezzo delle obbligazioni è il rischio emittente.

Consiste nel rischio associato all’azienda o allo Stato che ha emesso il titolo.

Per capire questo rischio dobbiamo capire meglio come funziona il rendimento di un’obbligazione.

Il rendimento delle obbligazioni

Come abbiamo detto in precedenza nella classificazione di cosa sono le obbligazioni, la cedola di un’obbligazione è decisa alla sua emissione.

Essa costituisce in gran parte il rendimento delle obbligazioni.

Nel caso di cedola variabile alla sua emissione viene decisa la formula, ma questa rimane costante per tutta la vita dell’obbligazione.

Questo ci fa capire che in nessun modo il prezzo delle obbligazioni sul mercato secondario influenzerà la cedola.

Quello che cambia è il rendimento dell’obbligazione.

Cedola e rendimento non sono la stessa cosa.

La cedola è come una quantità di denaro che riceviamo per ogni obbligazione che abbiamo.

Il rendimento è inversamente proporzionale al prezzo che abbiamo pagato per comprare quella obbligazione.

So che alcuni concetti sono difficili e generano confusione, per questo vediamo tutto meglio con un esempio.

Se io compro una obbligazione a 100 euro all’emissione con una cedola del 10% all’anno, vuol dire che l’azienda mi pagherà 10 euro ogni anno.

Se però vendo l’obbligazione sul mercato secondario a 105 euro il nuovo investitore conterà sempre su una cedola di 10 euro e non di 10,5 euro ossia il 10% del prezzo a cui l’ha comprata.

Quando io avevo l’obbligazione il mio rendimento era del 10%.

Siccome il nuovo investitore l’ha comprata ad un altro prezzo, 105 euro, il suo rendimento sarà sceso al 9,5%.

Il rendimento delle obbligazioni quindi si calcola dividendo la cedola per il prezzo di acquisto.

Il rischio emittente quindi influenza il prezzo dell’obbligazione con una proporzione inversa.

Questo vuol dire che se il rischio percepito dal mercato aumenta, il rendimento richiesto dagli investitori deve aumentare.

Per far aumentare il rendimento allora il prezzo dell’obbligazione deve scendere, altrimenti nessun investitore la vorrebbe comprare, perché con un prezzo troppo alto il rendimento non risulta abbastanza grande.

Al contrario se il rischio legato all’emittente scende, il prezzo dell’obbligazione tenderà ad aumentare.

Questo perché il mercato sarà disposto ad accettare dei rendimenti anche più bassi perché, appunto, il rischio che l’investimento non vada bene si è abbassato: ciò vuol dire che per far diminuire i rendimenti il prezzo dell’obbligazione aumenterà.

Quante volte avete sentito parlare al telegiornale che il rendimento dei BTP o dei BOT sta aumentando o diminuendo?

Sia i BOT che i BTP sono obbligazioni governative dello Stato italiano: il fatto che i rendimenti aumentano o scendono è legato, oltre che ad altri fattori, al fatto che il rischio che gli investitori percepiscono associato all’Italia cambia; se diventa rischiosa e sempre più incapace di ripagare i suoi debiti allora il prezzo delle obbligazioni diminuirà.

Ma se l’Italia diventa sempre meno rischiosa e in grado di ripagare i suoi debiti, al contrario, il prezzo delle obbligazioni salirà.

Il rischio legato all’emittente può essere influenzato anche da notizie legate alle aziende stesse, al loro settore, alla regione, al Paese e così via.

Ricapitolando:

Se il prezzo delle obbligazioni scende, i rendimenti aumentano.

Se il prezzo delle obbligazioni sale, i rendimenti diminuiscono.

La variabile tempo

Dobbiamo poi considerare la terza variabile, il tempo.

Questo parametro più che far salire o scendere il prezzo di un’obbligazione ne amplifica i movimenti.

Più la scadenza di un’obbligazione è lontana più è alta l’oscillazione di prezzo.

Questo vuol dire che se compro un’obbligazione con scadenza a 30 anni e il tasso di interesse si alza, il prezzo sul mercato secondario diminuirà moltissimo.

Mentre se compro la stessa obbligazione con scadenza a 5 anni, uno stesso aumento del tasso di interesse farà diminuire il prezzo meno violentemente.

Ma allora perché dovrei comprare obbligazioni, scopriamone l’utilità nel prossimo paragrafo.

L’utilità delle obbligazioni

La differenza più grande tra azioni ed obbligazioni è nel rischio associato.

Le azioni non scadono e il loro prezzo oscilla per tutta la vita dell’azienda e oscilla di conseguenza anche il valore del nostro portafoglio.

Le obbligazioni implicano un pagamento da parte dell’azienda, più o meno regolare, e avendo una scadenza implicano che chi ha versato un certo importo per comprarle, lo riceverà indietro.

Se si comprano obbligazioni di aziende o Stati solidi il rischio di fallimento dell’emittente è molto basso.

Ovviamente però dobbiamo ricordarci di una regola fondamentale nel fare investimenti:

più si diminuisce il rischio e più i guadagni diminuiscono e, all’opposto, più si aumenta il rischio più i guadagni aumentano.

Pensate che il rendimento di un’obbligazione svizzera a 50 anni è negativo al momento.

Di fatto se comprate obbligazioni per 10.000 franchi, fra 50 anni potreste ritrovarvi con 9.800 franchi.

Nello schema sono riportati alcuni rendimenti di diversi titoli di Stato, bond, a diverse scadenze.

il rendimento delle obbligazioni in questo momento storico è pari a zero.

Anzi in molti casi è addirittura negativo!

Si avete capito bene negativo!

Vi faccio un esempio per il bond tedesco.

Se prestate i vostri soldi allo stato tedesco per dieci anni, quindi una buona durata, la Germania vi da un interesse dello -0,4% all’anno, quindi vuol dire che voi gli prestate mille euro e ogni anno la Germania vi chiede 4 euro perché lei si tenga i vostri soldi.

Ecco questo è quello che vuol dire.

È davvero incredibile no?

Ovviamente questa percentuale del – 0,4% è un tasso che varia nel tempo, ma alla data in cui sto scrivendo questo articolo segna proprio un rendimento del -0,4%, e fate attenzione perché la storia non migliora coi titoli statunitensi .

Un treasury bill, sempre a dieci anni, è vero che viaggia su un rendimento dell’1,9% circa, ma in questo caso ricordiamoci che avremo associato il rischio sul cambio euro-dollaro, quindi non molto consigliato per chi investe in obbligazioni.

Per stare tranquillo ecco in questo grafico il rendimento dei bond statunitensi, quelli della Germania, del Giappone e del Regno Unito: guardate come negli ultimi anni i rendimenti siano ormai ridotti all’osso, e avviene lo stesso anche per molti stati del Nord Europa.

La caccia ai rendimenti delle obbligazioni

Nello scenario contemporaneo siamo arrivati al punto in cui gli investitori per avere quei titoli sicuri in portafoglio è come se pagassero l’emittente per poter avere quei titoli obbligazionari.

È quasi come se fosse un assicurazione: è paradossale!

Quindi la possibilità di riavere tutti i soldi indietro è incerta, i rendimenti stanno a zero e allora come posso guadagnare?

Il rischio delle obbligazioni è inoltre minore rispetto a quello delle azioni.

Se lo Stato o l’azienda emittente dovessero fallire, da ciò che rimane dal fallimento e dalla vendita dei beni, verranno ripagati per primi coloro che hanno diritti speciali come le banche creditrici.

Poi spetta agli obbligazionisti e infine, all’ultimo posto se rimangono dei soldi da distribuire, verranno ripagati gli azionisti, ai quali però alla fine dei conti non avanza quasi mai nulla.

Ma quali sono i diversi tipi di rischio delle obbligazioni emesse, scopriamoli perchè se è chiaro il rischio emittente ve ne sono altri sottovalutati.

I rischi delle obbligazioni emesse

In questo caso oltre al rischio emittente vi è da considerare anche il rischio specifico di settore.

Un esempio concreto è quello che ne so di Blockbuster, ve lo ricordate?

E vi ricordate le videocassette?

Roba ormai da preistoria rispetto ai servizi in streaming di oggi.

Pensate però se qualcuno avesse prestato soldi a tale azienda, ecco questo è forse uno dei rischi maggiori in cui incorrete se andate ad investire in obbligazioni.

Non a caso, per cercare di definire il livello di rischio di un emittente, sono nate le società di rating che danno proprio un voto, ovvero un giudizio sulla rischiosità di un titolo.

Tuttavia anche il loro giudizio per quanto affidabile non è esente dalle influenze ed all’andamento di mercato, così anche un’azienda più o meno stabile non è detto che non possa fallire.

Ci ricordiamo bene vero a Lehmann Brothers nel 2008, che fino a qualche settimana prima del default era considerata affidabile?

Quindi il primo motivo è proprio questo.

Ricordatevi che state prestando dei soldi correndo il rischio di non riceverli più indietro.

Una componente di rischio delle obbligazioni: cosa sono i rating?

Il rating di un’obbligazione è dato proprio da specifiche agenzie di rating e dipende, oltre che dalla natura dell’emittente delle obbligazioni, anche dalla presenza di garanzie (covered o senior) e dal livello di subordinazione: senior, unsecured e subordinato.

Ad esempio, a seconda della fiducia e sicurezza del rating, si distingue tra obbligazioni falling angel e rising star.

Le prime sono di emittenti i cui rating sono stati declassati da investment grade (da BBB- o superiore) ad high yield (da rating BB+ in giù).

Le obbligazioni rising star sono emissioni che vengono promosse dal segmento High Yield a Investment Grade.

Nel considerare il rating è bene guardare allo storico, al giudizio pendente o meno di un’agenzia e confrontarlo con quello di altre agenzie.

Ma perché compro le obbligazioni?

Molti che non conoscono a fondo che cosa sono le obbligazioni rispondono “ovviamente per le cedole”.

L’interesse pagato da un titolo obbligazionario è visibile nella cedola, lo abbiamo visto, che riconosce all’investitore nella maggior parte dei casi.

Però le cedole delle obbligazioni emesse sono fisse, quindi non è che se le cose vanno bene si alzano e se vanno male si abbassano permettendoci di guadagnare di più, anzi.

Negli ultimi anni poi, i bassi tassi di interesse applicati dalle banche centrali, ne hanno tagliato i rendimenti: fate attenzione questo è un concetto un po’ difficile ma per questo vi chiedo la vostra massima attenzione.

Quando i tassi di interesse di mercato scendono i prezzi delle obbligazioni salgono, ma la cedola resta fissa e proprio per questo i rendimenti si abbassano.

Quindi oggi per trovare cedole interessanti, dovremo andare a comprare obbligazioni con un prezzo molto alto ma il rendimento di un’obbligazione abbiamo visto essere dato dalla cedola

ma non solo, è anche dato dal guadagno o la perdita in conto capitale, ovvero la differenza tra quanto l’investitore ha pagato al momento dell’acquisto del titolo e quanto gli viene restituito dallo stato o dall’emittente al momento della scadenza dell’obbligazione.

Concentriamoci quindi sul mercato secondario dove avvengono gli scambi tra gli investitori.

Vedete dal grafico come alzandosi il prezzo dello scambio, quindi dell’obbligazione, il rendimento scende: in estrema sintesi se i tassi scendono allora il prezzo delle obbligazioni salirà, mentre se i tassi dovessero salire il prezzo scenderà.

Tutto questo ci porta quindi dritti dritti verso il terzo motivo per cui conviene evitare le obbligazioni.

Ovvero lo spread ! E ti pareva che non c’era anche qui.

Lo spread è fondamentale nel definire il valore di una obbligazione nel tempo.

Il credit spread ci dà il rischio di un’obbligazione e quindi della sua emittente, infatti, il rendimento di un’obbligazione è composto dal tasso di riferimento, indicato in genere dalla banca centrale di un paese, più uno spread dato appunto dal rischio dell’emittente.

Vi ricordate il famoso spread, qui lo spiego per bene, tra btp e bund tedesco ? 

Ecco quello indica proprio il differenziale di rendimento tra obbligazioni emesse dallo stato italiano e quelle emesse dallo stato tedesco.

In questo caso dunque ci sono i Titoli di stato italiano che sono la parte rischiosa e quelli tedeschi considerati più sicuri, e punto di riferimento da considerare se si vuole avere un’idea del valore di obbligazioni che non corrono rischi.

Esse vengono chiamate anche free risk e cioè obbligazioni prive di rischio anche se sappiamo che non è del tutto così.

Così lo spread si comporta come un indicatore che esprime il grado di fiducia da parte degli investitori riguardo la sostenibilità di un particolare titolo, e la possibilità dell’emittente di ripagare il debito contratto.

Lo so, in effetti è un po complicato quest’ultimo punto, ed è dovuto anche al profondo legame esistente tra le obbligazioni ed i tassi di interesse, ma guardate attentamente il grafico.

Cosa notiamo?

Quando lo spread è maggiore, maggiori sono anche i tassi di interesse che si associano ai titoli obbligazionari, in questo caso italiani, ma perché?

Perché investire sull’Italia è visto come più rischioso rispetto ad investire sulla Germania, insomma la cosa che mi interessa che vi rimanga dopo questo articolo è che lo spread gioca un ruolo fondamentale sul prezzo di quotazione di un titolo obbligazionario.

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Perchè lo Spread è così importante

Se lo spread Italia-Germania, ma potrebbe anche essere quello Grecia-Germania o Giappone-Stati Uniti, sale, allora vuol dire che il rendimento richiesto da chi investe nel debito italiano o chicchessia, aumenta rispetto a quello richiesto sul debito tedesco.

Se ad esempio comprate dai btp a dieci anni e con uno spread basso, ma dopo due mesi ipotizziamo che lo spread si alzi e magari voi la volete vendere, credetemi, la vendereste a molto meno di quanto l’avete comprata oggi, e questo rischio è più attuale che mai.

I rendimenti sono bassissimi a causa sia dei tassi di riferimento delle banche centrali, che sono al minimo storico, e sia perché lo spread è anch’esso ai minimi: il mercato non sta percependo dei rischi che però in realtà, non dimentichiamoci, ci sono.

Quello che succederà quando saliranno i tassi di riferimento o saliranno gli spread, saranno delle forti discese sui prezzi delle obbligazioni.

Mi raccomando non ditemi che non ve l’abbiamo detto!

Certo l’altro lato della medaglia è che se acquistate un btp quando lo spread è alto, avete maggiori rendimenti, ma se già possedete dei titoli invece avete, come detto, un bel problema, perché il prezzo di quel btp sarà sceso notevolmente durante il rialzo dello spread.

Giunti a questo punto ditemi se avete ancora voglia di investire in obbligazioni.

Come usare le obbligazioni

Se le obbligazioni sono resistite al tempo a partire dagli antichi romani fino ad ora sicuramente un motivo c’è.

Ma per il particolare periodo storico in cui ci troviamo, credetemi sono assolutamente un investimento da evitare.

Oltre alla classica diversificazione, per contrastare il rischio negli investimenti possiamo contare sul tempo.

Più tempo abbiamo per aspettare che i nostri investimenti crescano, maggiore è il rischio che possiamo permetterci di sostenere.

Per questa ragione le obbligazioni emesse sono per quegli investitori cui magari mancano una decina di anni al pensionamento, e non vogliono rischiare di ritrovarsi un portafoglio pieno zeppo di azioni e rischiare di perdere il 40% proprio due anni prima della pensione.

Non è solo adatto però a chi è vicino alla pensione, in realtà nella giusta misura è necessario che tutti possiedano qualche obbligazione.

Di fatto un portafoglio composto solo di azioni lo renderebbe davvero molto volatile, per questo, inserire strumenti obbligazionari anche nel proprio portafoglio non è una cattiva idea.

Bisogna infine dire che ad oggi il mercato obbligazionario non stia andando particolarmente bene, soprattutto sulle brevi scadenze.

Se quindi si cercano rendimenti discreti bisogna andare su scadenze lunghe e, come detto in precedenza, aumentare il rischio, soprattutto nel caso di rialzo dei tassi che oggi sono bassi un po’ ovunque.

Per quanto riguarda il quesito iniziale sul tipo di obbligazioni, abbiamo nell’ordine: obbligazioni zero coupon, a tasso variabile e tasso fisso.

E voi avete obbligazioni nel vostro portafoglio di investimenti?

Fatemelo sapere nei commenti!

Alessandro Moretti

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