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Regime fiscale, quale scegliere?

12 Giugno 2020

Quando si inizia ad investire tra le tante scelte importanti e domande più frequenti vi è quella sul regime fiscale.

Scopriamo così quale regime fiscale scegliere e se è meglio uno rispetto ad un altro.

Regime fiscale: quelli presenti in Italia

Quando si inizia ad investire o fare trading all’apertura del conto ti sarà capitato di trovarti in dubbio su quale tipo di regime fiscale comunicare.

In Italia ne esistono tre con caratteristiche, regole e procedure di calcolo diverse.

Sono:

  1. Amministrato
  2. Gestito
  3. Dichiarativo

Innanzitutto ricordiamo che il regime si può modificare anche in futuro ma la decorrenza partirà dal 1° gennaio dell’anno successivo alla richiesta.

Regime amministrato

Il regime amministrato prevede che la tasse siano applicate al momento del realizzo.

In poche parole quando i singoli strumenti vengono venduti si viene tassati, si dice per per cassa, quindi non quando si presenta la dichiarazione, bensì in corso d’anno a conclusione dell’operazione.

Le scadenze fiscali vengono lasciate all’intermediario che opera così come sostituto d’imposta.

Sarà così l’intermediario che farà per te i calcoli e te li accrediterà al netto delle imposte.

L’istituto calcola plus e minus a ogni singola operazione e misura il costo impiegando il metodo del prezzo medio d’acquisto.

Ciò che l’investitore prende è il dividendo al netto dell’imposta sostitutiva.

Si possono compensare?

Sì è possibile ma solamente se le minusvalenze sono tra redditi di diversa natura finanziaria e se la plusvalenza avviene dopo il verificarsi della minusvalenza.

In questo tipo di regime le minusvalenze si possono dedurre dalle plusvalenze fino al quarto anno successivo a quelle in cui si sono verificate e vanno a diminuire l’imponibile soggetto a tasse.

L’imponibile che resta pulito dalle minus verrà tassato al 26% se azioni e 12,5% se Titoli di Stato.

Cosa succede se però io non voglio che il mio istituto amministri per me questa componente e voglio chiudere il regime amministrato?

Molto semplicemente quando il rapporto su cui vige il regime amministrato si chiude, il sostituto d’imposta, l’intermediario, ti lascia una certificazione delle minusvalenze residue.

Queste possono compensare le future plusvalenze che si realizzano sempre in rapporti soggetti a regime amministrato o in dichiarativo e sempre per il periodo temporale anzidetto con l’intermediario.

Il regime gestito

Il secondo tipo di regime è il gestito con esso il cliente “delega” all’intermediario ogni cosa anche la gestione.

L’intermediario gestisce il portafoglio, come viene amministrato e così anche i connessi adempimenti fiscali, un caso tipico è quello dei fondi pensione.

L’intermediario opera anche per questo tipo di regime come sostituto d’imposta, ma diverso è il conteggio dei proventi realizzati.

In questo caso la tassazione avviene al momento in cui si matura la plusvalenza e non quando viene effettivamente percepita.

La base imponibile è data dalla differenza tra il valore del patrimonio gestito a fine anno solare (31/12/XXXX) al lordo dell’imposta sostitutiva e del valore del patrimonio però all’inizio dell’anno solare (01/01/XXXX), durante l’anno solare.

Il regime applica l’imposizione sia sui redditi da capitale che sui redditi diversi di tutti i titoli finanziari presenti nella gestione di portafogli.

Si possono compensare?

Anche qui le minus possono essere portate in diminuzione di risultati positivi realizzati in periodi di imposta successivi e su un arco temporale non superiore a 4 anni.

Il gestore ti rilascia un’apposita documentazione per consentirti di chiedere al nuovo intermediario che scegli la deducibilità delle plusvalenze.

Vantaggi e svantaggi regime gestito

Lo svantaggio in questo caso è che si pagano le tasse al momento in cui queste vengono maturate e non quando sono realizzate, cosa significa?

Che si rischia di dover anticipare al fisco un importo non dovuto nei casi in cui la plusvalenza si rivela essere inesistente o di perdere eventuali crediti con lo Stato quando si prolunga nel tempo.

Il vantaggio è che si possono compensare minusvalenze non solo con le plusvalenze ma anche con redditi di capitale che fanno parte infatti della gestione.

Quando si chiude il contratto cosa succede?

L’intermediario ti lascia anche qui la certificazione delle minus residue e potri portarle in deduzione dal risultato positivo di un’altra gestione in gestito o per compensare le plus nel regime amministrato o in dichiarazione.

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Regime dichiarativo

Questo insieme all’amministrato è il regime su cui ricade la scelta principale al momento dell’apertura conto.

In questo caso spetta al singolo l’onere di adempiere gli adempimenti fiscali e quindi di riportare in dichiarazione dei redditi le minus e le plus eventualmente sorte e gli altri redditi di capitale realizzati nell’anno fiscale di riferimento, procede così ai versamenti delle imposte allo Stato.

Il fatto di svolgere da sè le principali operazioni è lo svantaggio principale che richiede pazienza e una certa competenza.

In questo caso la compensazione delle plusvalenze con le minus è di solito più agevole e queste devono essere sempre di stessa natura.

Il termine massimo per compensare rimane fisso a 4 anni seguenti.

Il dichiarativo rimane obbligato per chi detiene partecipazioni qualificate o per chi eredita attività finanziarie.

Il calcolo però è diverso perchè si applica in maniera diversa.

regime fiscale

Regime fiscale: quale scegliere?

Se state inziando ad investire vi consigliamo di optare per uno dei due principali, quali l’amministrato o il dichiarativo.

In questo prima di tutto informatevi su quale regime applica la vostra banca o broker.

Poi optate in base alla vostra esperienza e capacità di gestire tali dichiarazioni, se per voi non è un problema optate per il dichiarativo che risulta più comodo per il trading.

Mentre per gli investimenti anche l’amministrato può andare bene.

regime fiscale 4

E voi quale regime fiscale pensate sia meglio?

Fatemi sapere qui nei commenti.

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Alessandro Moretti

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